Io non sono un cervello in fuga.

esplorazione (5)
Stoccolma, Svezia

Pensierino dell’ultimo giorno dell’anno.

Cervelli in fuga é un’espressione che in Italia va come il pane.
Un po’ perché innegabilmente il mondo della ricerca non é neanche una giungla, é proprio savana. Cioé ci si muore di sete, come niente.
Un po’ perché lo Stato in Italia spende in media 45000 dollari a cranio per far laureare i propri studenti (fonti qui e qui). Non sono troppi, ma sono troppi per un Paese che poi non riesce a trattenere l’individuo sul territorio e, peggio ancora, non riesce ad attirarne dal resto del mondo.
E poi, ci piace tanto questa espressione perché siamo campioni mondiali di autocommiserazione.

Da quando ho cominciato un dottorato all’estero, mi sono meritata anch’io la mia etichetta in fronte: cervello in fuga. E con la certezza di non guadagnarmi il premio popolaritá, vi dico: in fuga ci sarete voi.
Io non sto fuggendo da nulla.
Io sono una mente in esplorazione!

esplorazione (2)
Lisbona, Portogallo
esplorazione (1)
Portara, Nasso, Grecia

In fuga ci sono quelli che si lagnano di tutto*, quelli che quando passano il confine si fanno venire l’orticaria, che non si sforzano di imparare la lingua del posto – o le lingue straniere in generale, tanto cosa c’é di meglio dell’Italia? -, e quelli che non si sono mai allontanati dal loro italico divano dove l’indignazione viene giu’ a secchiate, ma non si vede mai un telegiornale; quelli che non cercano le proprie passioni, che diventano letargici, che pensano che un lavoro debba essere schiavitú. E soprattutto, quelli che non caoiscono che in esplorazione, con la mente, ci si puó andare anche da casa, dal paesino natale, in mille modi.

esplorazione (3)
Lucerna, Svizzera

E’ vero, sono andata a Londra perché a Londra c’é l’unico centro di ricerca (probabilmente al mondo, certo in Europa) che si occupa della mia disciplina.
E se avessi potuto scegliere? Me ne sarei andata comunque all’estero?
Probabilmente sí. Ma non perché é estero. Per vedere un posto nuovo, un altro pezzetto di mondo. Perché i posti nuovi sono ancora piú nuovi se li puoi vivere in una lingua straniera. Perché penso che, in un mondo dove puoi andare da un angolo all’altro del continente con un biglietto aereo da 30 euro, rimanere nel paesino sia una costrizione maggiore che attraversare le dogane.

Avete un buon lavoro dove siete nati? Buon per voi, se vi rende felici.

Siete stati ‘costretti’ ad emigrare dalla crisi, e mi fate capire che volete essere compatiti?
Eccovi serviti.
Vi compatisco, ma non per la vostra fuga: vi compatisco perché state perdendo l’opportunitá di esplorare.
In fuga ci sarete voi.

esplorazione (4)
Sintra, Portogallo

* {Certo che mi lamento del cibo inglese (ci mancherebbe), ma racconto delle cose buone buone che mangiavo in Francia, oltre che in Italia; mi incanto a Oxford cosí come mi e’ successo in Svizzera, Svezia e Portogallo. Racconto ad amiche coreane di tutte le differenze linguistiche che ci sono nel Paese dove sono nata, perché é vero che sono a mille chilometri da casa, ma essendo nata a breve distanza dalle Alpi, mille chilometri sono cosí pochi che percorrendoli verso sud non abbandoni neanche i confini nazionali.
Eppure, quando a settembre ho rivelato a una conoscente che non vedevo da tanto che avrei passato qualche anno a Londra, mi ha risposto con aria sconsolata: Eh, povera te, che te ne devi emigrare… povera me? Dubito fortemente che avrei ottenuto la stessa reazione annunciando che mi trasferivo a Palermo (piú sorpresa senz’altro, ma tant’é).
Insomma, davvero la dogana ha tutto questo valore per gli Italiani?}

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6 thoughts on “Io non sono un cervello in fuga.

  1. Post fantastico! Io sono venuta a Dublino quasi 4 mesi fa perché mi andava di tornare in un paese che adoro, perché mi andava di mettermi alla prova, provando a vedere se riuscivo magari a trovare lavoro… e non immagini prima di partire come mi compativano tutti pensando che me ne andassi per la famosa mancanza di lavoro che costringe ad andarsene ^^’ A quel punto farsi capire è difficile O_o

    1. La scelta era dettata piu’ che altro dall’avere tanti amici che non parlano italiano… pero’ mi sembrava che “a casa” potessero essere piú sensibili all’argomento. Penso che d’ora in poi faró un misto… anche se senz’altro mi serve fare pratica di inglese scritto (e parlato. e… la pratica non basta mai 😉 )

  2. Bel post, mi piace!
    Noi siamo partiti per provare a iniziare una nuova vita all’estero, ma anche io detesto le etichette e le generalizzazioni di ogni tipo.
    Adesso poi mi sembra che stiamo passando da “cervelli in fuga” a “italiani all’estero” allo sbaraglio e lamentoni, entrambe etichette in cui non mi rispecchio.
    Siamo solo persone che vivono in un altro paese e ogni giorno si mettono in gioco, come tantissime altre in tutto il pianeta. 🙂

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