Casa {London remake}

Dov’è casa? per me è stato il Leitmotiv degli ultimi mesi.

In parte dipende dal fatto che Londra mi ha messa subito a mio agio. Intendiamoci, io mi lagno, sacramento, piango, ma poi ovunque mi si metta tiro avanti come un trattore fino alla destinazione successiva. (E ho anche la bizzarra tendenza a chiamare casa persino gli alberghi durante le fughe weekend. Torniamo a casa prima di cena? Chiedo, se mi fanno male i piedi a Saragozza). Comunque, avere qualcuno a cui voglio bene qui a Londra ha fatto tutta la differenza del mondo, al punto che nel venire a trovarmi la mia famiglia ha detto che mi trovava ‘ visibilmente meglio che a Strasburgo ‘. (Graaaazie, copriocchiaie e fondotinta di MAC).

Però ho il problema che, quando ho più di una casa – come ora – penso sempre con un po’ di ansia a quella in cui non mi trovo fisicamente. Ero in Italia durante le feste e: ma siamo sicuri che ho voglia di tornare? A Londra piove. Devo lavorare. Ho delle scadenze. Il bagno è senza riscaldamento. Devo cucinare per me stessa (…the horror!).
A sorpresa sono atterrata a Gatwick e già alla consegna bagagli mi sentivo decentemente.

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Quando poi sono arrivata alla Random House, mi sono resa conto di quanto mi mancasse Tim. Perchè se siamo a portata l’uno dell’altra le possibilità che stiamo ridendo fino alle lacrime sono alte.

Insomma casa è passare tempo con la mia famiglia, che sia esplorando castelli svizzeri o davanti alla televisione.
Casa è chiacchiere con M sotto al piumone, i pranzi fitti di notizie degli amici che non vedo da tanto e le pizzate e le gite con quelli che mi hanno salutata subito prima di partire.

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Però casa è anche arrivare a casa da Tim che cucina, condividere una bottiglia di sidro, fare i compiti di greco sulle poltrone di Up intanto che mi fa ascoltare musica terribile. Fare gli scemi, la moquette a fiori, la colazione puzzolente nei locali, i bus rossi, il Tamigi, le fisionomie diverse per strada, litri di tè, piani per il weekend, la tovaglia a quadri e i garofani nella brocca dell’acqua, lezioni di polacco e aneddoti dal liceo che ci ricordiamo a vicenda.
E addirittura casa è anche parlare di legature rinascimentali con il mio relatore, che è – me lo ero dimenticato – un insegnante straordinario e un entertainer di prima categoria.

Sará che sono piú adaptive di quanto penso?

Peró. In tutto questo, io vorrei sapere.
Perché, in nome del dio del mal di collo, il mio phon non è mai nella casa giusta?
M, pigia il bottone, sia mai che riesco ad asciugarmi i capelli da qua.

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