Cheers, drive! {you’ll break my heart}

Questa e’ la Londra che forse non vi e’ nota, ma che mi calza come i fuzzy socks. In no particular order (or language), mi mancheranno di Londra:

  • i tramonti sopra ai tetti dall’altra parte della strada

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  • l’odore di polvere e viola del W Institute e della sua biblioteca, dove lavorano alcuni dei miei londinesi preferiti
  • la bellezza dei filari di case nei crescent e nei gardens
  • il rumore della pioggia sul lucernario pieno di ragnatele
  • l’addetto della British Library che mi saluta con un buongiorno anche se non parla italiano, e J. che mi fa esercitare in greco
  • la puzza degli off licence, i cartelli no drunks, la musica araba
  • come si illumina in viso il mio fruttivendolo quando mi chiede How are you today, darling?
  • le case gemelle
  • le donne in sari, gli uomini nelle lunghe camicie blu, le ragazze coi vestiti a fiori e i veli bianchi
  • le mamas coi vestiti rossi per la messa la domenica mattina
  • imparare l’arabo al nostro coffee shop, divertendo gli avventori con suoni che non stanno nemmeno nella lingua
  • Wanna meet for a drink?, ed avviarsi al pub in cinque minuti
  • il gospel che esce dalle chiese
  • il paracetamolo a 19 pence
  • strangers boarding the bus with a string of the weirdest christmas wishes (Merry Christmas everybody, Santa Claus doesn’t exist, they created Santa Claus. good news everybody you’re going to heaven no matter who you are what you are how you are)
  • i parchi a sorpresa
  • quella luce fitta e cruda su Goodge Street
  • vagare per Waterstones, e quelle pause pranzo con A. che poi ci maledico perché devo lavorare fino alle 2 di notte per recuperare
  • i palazzi bianchi e le cancellate nere
  • i private gardens (li mortacci)
  • l’ambiente accademico piu’ vivace che abbia vissuto finora
  • il bus per Oxford, Baker Street, Paddington, Hillingdon, St Clements
  • come suona il vento dalla biblioteca della Senate House, che sta al quarto piano e tutto ulula
  • le spezie buone
  • i charity shop con i vestiti di marca nei quartieri alti
  • la laksa soup di Banana Tree
  • il vento di gnente nelle stazioni del Tube
  • darsi appuntamento per una serata semplice, trovarsi a una tavolata di una decina di persone di quattro nazionalita’ diverse, ed all’una vedersi presentare un conto di 300 sterline di margarita e nachos
  • i calcoli dei moti millenari che servono per tornare a casa di notte col bus
  • le colazioni della domenica, pigre, Can I have one more flat white, darling?

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  • i dolci brasiliani sotto casa
  • l’impiegato della metro che fa gli annunci a Finchley Road
  • i turni al British Museum (argh, devo rendere la tessera), rossetto sorriso e le vittorie dell’avere il dipartimento piu’ popolare del museo
  • entrare gratis a tutte le mostre di Londra. Ah
  • gli Hare Krishna che servono il pranzo gratis fuori da SOAS
  • i professori con cui si esce a cena, e che ti trattano da pari
  • le conversazioni con gli switch linguistici continui
  • how chatty brits are!
  • i caffé con G., e la leggiadria con cui mi insulta
  • i tramonti. ancora.
  • dio, i tramonti.
  • decent customer service
  • conversations along the lines of so how’s your german and where’s home to you?
  • the days that never end
  • waking up to foggy windows
  • the late night giggles in tim’s bed
  • A.’s dirty jokes
  • le luci del Granary
  • quanto sa essere immensa Londra
  • Notting Hill, Maida Vale, il real estate porn
  • le poltrone verdi, a fiori
  • la moquette verde, pure lei, a fiori, pure lei
  • i brasiliani che dicono, chiaramente, tickettitiketi
  • la mia danza continua da una biblioteca all’altra
  • being able to order nepalese food at 3 am
  • il terzo piano della British Library, quello dove si scrivono i paper a quattro mani
  • Tim che passa l’aspirapolvere facendo i sovracuti
  • the hideous lattes at Senate House
  • il caminetto con i ritratti e i bicchieri souvenir delle feste, ancora macchiati di rosso
  • il tavolo storto
  • la valigia dimensioni bagaglio a mano che fa su e giu’ dall’armadio, perché ho un volo ogni due settimane
  • le puzze di aglio del vicino di sotto (pure quelle)
  • le conversazioni con Tim, polacco contro tedesco contro cinese contro neogreco
  • risalire la mia strada, e ancora entrare nel vialetto sbagliato dopo 15 mesi
  • arrivare alla stazione di Cricklewood, e pensare: dio, quanto e’ bella Londra. E sono a Cricklewood.

And – yes, it is just as heartbreaking as I expected it to be.

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