Italianismi minimi {e pure brutti}

Vi avviso che in questo post non si parla bene – non tanto dell’Italia o degli Italiani – ma di un fenomeno sociale qui diffuso. E contro cui ho sbattuto il naso appena rientrata (e mi piange il cuore, perché io questo Paese non l’ho mai voluto lasciare – ne voglio semplicemente esplorare altri).

Martedi sera sono arrivata a Venezia. Stanca, malatina, e completamente persa. Qualche giorno prima avevo firmato un contratto transitorio per gennaio, per una stanza in un appartamento che poi diventera’ un B&B.
Forse e’ colpa mia che sono troppo polla. Forse quando sono entrata e ho scoperto che non c’era la lavatrice avrei dovuto impuntarmi subito, invece di far buon viso a cattivo gioco, forse avrei dovuto chiedere di parlare con la proprietaria quando la sua dipendente ha risposto “non lo so” a tutte le mie domande, invece di dirle, vabbeh e’ tardi, vai a casa, poi mi scrivi, e forse mi sarei dovuta lamentare del fatto che la stanza che avevo preso era per meta’ usata come deposito, invece di chiedere per cortesia se potevo cambiare la mia scelta.
Poi invece quando e’ sembrato che la caldaia non funzionasse, allora lí sí mi sono girate come una pala eolica. Ma sono professionale nelle relazioni di lavoro, e quindi ho chiesto una soluzione o un’alternativa.
Mi e’ stato proposto un idraulico il giorno dopo (temperatura al momento della chiamata: 10 gradi C) o di andare a dormire a casa di una -mai incontrata- loro collaboratrice.
Ho detto no, la casa non e’ agibile, voglio una stanza in albergo. Ho pagato, e caro, l’affitto, e la casa non e’ vivibile.
Morale della favola, sono stata insultata, ridicolizzata, mi sono state date informazioni contraddittorie, e finalmente alle 23 ho avuto una caldaia attiva. Comunque, quindi, una notte al freddo. Per buona misura, ho ricevuto una di quelle vaghe minacce all’italiana dalla dipendente.

Ora, a 26 anni, i cazziatoni li prendo dalle due persone che mi hanno generata e -semmai- dai miei capi. Certamente non da una persona che non conosco e con cui ho fimato il contratto.
Quello che mi spiace di piú é il fatto che quando mi sono alla fine seduta, dopo quest’odissea, ho pensato: che cose da italiani.
Mi spiace, si. Ma questo atteggiamento, il tentativo di confondere e fare scaricabarile in maniera da nascondere il bersaglio, di umiliare e ridicolizzare per minimizzare il desiderio di reazione, di assumere atteggiamenti misti superiorita’/atteggiamento materno/vittimismo (“ma come? io faccio tutto questo per te e tu reagisci come una cretina? ma sai stare al mondo?” parafrasando)… mi riempiono di tristezza.

Per buona misura avevano lasciato i rifiuti nel bidone per qualche settimana, quindi ho trovato moschini e larve.

Amen. E’ andata anche questa.
E per ogni persona che mette in piedi un circo del genere, ce ne sono che mi confortano, offrono frittelle, telefonano, portano a fare un giro in dipartimento spiegandomi chi e’ chi e cosa e’ cosa.

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A parte quello, “essere all’estero” e le sfide che comporta mi mancano. Oggi un ragazzo straniero mi ha chiesto qualche spicciolo. L’ha fatto in inglese, e quindi non ho potuto evitare di fermarmi, chiedergli se abita qui, se ha famiglia, parlare un po’. La chiacchierata mi ha lasciato un buon sapore in bocca, come entrare in un bar, subito dopo, e bere un espresso a fianco a una coppia che parlava francese. Sniffo i turisti stranieri da lontano, e poi li seguo con le orecchie.

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15 thoughts on “Italianismi minimi {e pure brutti}

  1. Purtroppo a Venezia i turisti o i forestieri in generale non vengono trattati benissimo. Da questo punto di vista sono delle merde. E cmq l’idea di fregare il prossimo l’abbiamo proprio dentro.
    Alza la voce, altrimenti non ti rispettano

  2. Ora fai un residence a Venezia o hai già finito il phd? Riconosco un po’ la tua descrizione. In Olanda abbiamo il proverbio (che mi piace tradurlo come fa Louis van Gaal in Inghilterra ora) Fare finta che sangue il tuo naso. Vuol dire fare finta di non capire la situazione. Forse è un bel argomento per un blog, tradurre tutti i proverbi hahaha. (vedi anche questo: https://www.youtube.com/watch?v=W6jF6O2R3hU)

  3. sai che se avessi letto questo racconto da Londra, mi sarei schoccata da morire… ma leggendolo da Venezia, PURTROPPO, non mi sorprendo neanche un pò! Speriamo che la tua esperienza vada migliorando!

  4. Io e mio marito eravamo a Venezia qualche settimana fa, subito prima di Natale. Mentre aspettavamo il vaporetto abbiamo incontrato una coppia araba – lei con abaya e niqab integrale – che sembrava completamente spaesata. Ci siamo avvicinati subito e abbiamo parlato un po’, così, spontaneamente. Sono stata lieta di aiutarli, perchè dopo tutto l’Italia è il mio paese, anche se l’ho lasciato da qualche anno.
    Un abbraccio e un augurio che dopo il problema della casa il resto vada tutto liscio!!!

  5. A Venezia a me pare che tutte le ‘italianate’ siano sempre più esagerate, sono talmente abituati a tendere trappole ai forestieri che hanno perso completamente la misura. Ho portato un sacco di amici stranieri e ogni volta la stessa storia, se non vado io e parlo veneto (non italiano, attenzione, veneto!) i prezzi triplicano, le informazioni sono confuse, e così via. Ci sono un sacco di veneziani per bene, ma secondo me si nascondono.

    1. Eh, me lo hanno detto, che essendo “foresta” mi ci devo abituare… infatti mi passano avanti nei bar e dal panettiere :/
      Ho trovato un sacco di Veneziani per bene sul posto di lavoro, per fortuna 😉 alla fine e’ la cosa importante!

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