Bilanci, parte seconda {ovvero, closure}

Ho un debito di post positivo con Venezia da due settimane, ma più ci penso, e meno riesco ad andare oltre quattro striminziti e poco convinti motivi per rimpiangerla. Non riesco a fare lunghe liste come per Londra e Stras. Quindi mi tolgo questo post da piedi: sia mai che un giorno imparerò davvero ad amare Venezia.

In teoria ci devo tornare presto – in autunno o inverno, ma solo per una settimana (more on this in another post).

Ovvero penso alle persone – perché anche se non ho legato particolarmente con nessuno, sono stata esposta a idee interessanti, ho avuto a che fare con persone gentilissime, sono stata aiutata. Sul lavoro, il 90% delle persone che ho incontrato è costituito da gemme. Lo dico perché nel mondo accademico non è sempre così – ci sono settori in cui la competizione è cut throat, e piuttosto che offrire una risorsa a un dottorando si taglierebbero una mano.
Però appena tornata ho sentito subito tutta un’altra fiducia da parte dei professori, tutta un’altra atmosfera di potenziale e ottimismo (nei limiti della crisi, ma molto diverso dal clima italiano).

La possibilità di prendere e partire per andare a trovare la mia famiglia in qualsiasi momento, on a whim.
Ma alla fine perché deve essere una prerogativa del treno? Anche con Easyjet si può fare ormai, di organizzare la settimana prima.

La bellezza di Venezia, purtroppo rara. Quasi solo la notte, perché la folla disturba. Quando c’è, è straordinaria: ma non c’è quasi mai.

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Infine, l’apprezzamento che mi ha dato per Londra. Penserete che non ce ne sia bisogno, ma mi ha fatto bene capire quanto sia privilegiata a poter lavorare qui. Venezia va bene per pucciare i piedi in Archivio di Stato, trovare fonti, poi tornare a Londra a lavorarci e pubblicarle, per me.

Londra intanto mi ha riafferrata al volo, stritolata, ammalata, reinnamorata (con prudenza). E tra sei giorni parto per la Germania.

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