Monaco

Non mi dispiace, Monaco. Per certi versi per me è la versione adulta di Strasburgo: solo più disinvolta. Adesso organizzo visite all’ultimo minuto, mi posso permettere gite fuori porta (che sto già pianificando) pur scansando Eurolines, sono uscita dalla mia introversione abbastanza da interagire con i coinquilini che il fato mi ha affidato.

Sono arrivata all’ora di cena con vaga cognizione di dove fosse l’appartamento, e dopo averlo trovato mi sono trascinata il valigione rotto (dalla British Airways) su per le scale e ho esordito con – Mangiate tranquilli, ma poi posso portarvi fuori e offrirvi una birra?
I Tedeschi, un po’ sconvolti. Ma in che senso, paghi tu? A me, in qualità di nuova arrivata, pareva normale. Ma è una cosa da Italiani? mi hanno chiesto. Mah, non saprei. Forse da Inglesi? Forse da Annika. Non lo so, intanto tieniti il portafogli in tasca, e consigliami una birra.

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A Monaco mi parlano un po’ tedesco e un po’ inglese, che mi va benissimo e faccio pratica. Genau, mi ripete la nuova coinquilina ogni volta che le completo una frase in inglese, così spesso che ho l’impressione che tornerò indietro e lo dirò anche io.
Sono in un quartiere abbastanza di lusso, abbastanza per culo (miracoli del subaffitto). Dalla mia finestra vedo un castagno gigantesco (e dalla finestra del bagno pure, proprio ad altezza chiappe, quindi forse sarà meglio ricordarmi di chiuderla quando sono da quelle parti).

A Monaco c’è tanta luce (e tanto caldo, che non sono già più abituata; ma per fortuna non l’umidità di Venezia). C’è una biblioteca grandissima e molto bella dove lavorerò per sei settimane.
Ho chiesto quanti manoscritti avessero messo da parte per me. Ohhh. Pffff. Hundreds.
A Monaco fanno la flammekueche, anche se la chiamano Flammkuchen, e quindi è ancora più Strasburgo.

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Da Venezia sono tornata con la consapevolezza che a tutto si può passare sopra, se si è trattore abbastanza. Che ho il diritto di non farmi piacere un posto per principio, e che a volte i principi hanno anche le loro ragioni: ma anche che non mi sto rendendo la vita più facile.

Ho salutato Londra con più leggerezza, andando a fare colazione nello stesso posto di sempre, con un chai latte anche se ci sono 25 gradi anche lì. Mi sono sorrisa da sola perché ho scoperto un’abilità che non sapevo che il dottorato mi avrebbe dato, ovvero che ormai so buttare cinque vestiti e due camicie in valigia insieme a qualche libro e una busta di antibiotici, e dirmi che la mia vita per quasi due mesi è organizzata.
Stavolta viaggio leggera. Viaggio leggera e con la valigia rotta, con il sorriso e sempre tanta fretta di essere nel prossimo posto.

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4 thoughts on “Monaco

  1. E ti credo che li hai sconcertati, ognuno si paga da solo, delle lezioni di tedesco ricordo ‘zusammen oder getrennt’, ed è normalmente la seconda! Ma come sono questi coinquilini? So che in Germania non è per niente facile trovare casa. che fanno casting assurdi … tu hai avuto fortuna quindi?

    1. Mah, i due su tre che ho incontrato finora sono proprio carini e gentili.
      Per trovare casa ho avuto una botta di culo enorme, un ragazzo che ha preso un lavoro estivo quindi era disposto ad affittare anche a breve giro e per breve periodo! Sono consapevole di essere stata fortunatissima…

  2. Che belli quei momenti in cui ci si rende conto di essere un po’ migliorati, di aver imparato anche una cosa piccola, e ci si sorride da soli soddisfatti di sé. Ti auguro tanti altri momenti così e una buona permanenza a Monaco!

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