Grand Tour (des États-Unis)

Così comincia il mio terzo (e ultimo, si spera) anno di PhD: con un viaggio delle meraviglie di un mese che mi porta attraverso 13 tappe di lavoro, quasi 4000 miglia, (almeno) 17 biblioteche, e una cinquantina di manoscritti e libri antichi che valgono di più di quanto varrei io a fette sul mercato nero.

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Parto domani con tanta consapevolezza e gratitudine, un po’ di fifa, un bagaglio ridotto all’osso. Il viaggio è finanziato con due borse di ricerca, quelle che ho vinto insperatamente dopo un paio di no che mi avevano lasciata mogia. (Queste borse di ricerca sono anche quelle che mi fanno sperare che tra un anno qualcuno vorrà darmi un lavoro, ma ora cerchiamo di non pensarci). In valigia ho dovuto arrangiarmi a mettere una settimana di vestiti di lavoro, che mi daranno un sacco di problemi perché vanno lavati nei delicati, sono bianchi e neri, si rovinano, e non tutte le location dove starò hanno la lavatrice. D’altro canto anche se per il volo di domani (con scalo in Islanda) e quello di ritorno (una tirata unica di 12 ore) ho il bagaglio da stiva, per il resto sono stata economa e nei voli interni ho solo bagaglio a mano.
Per un mese. Argh.
(Ovviamente questo significa che non posso portarmi neanche un libro. Sono esterrefatta pure io dal mio autocontrollo)

Queste location in cui starò sono stanze Airbnb, case di amici, case di colleghi. Ho deciso che gli hotel no, non andavano bene: di solito mi piacciono molto, ma in questo caso avrei dovuto lasciarci uno stipendio (specie a NYC!). Invece le stanze a casa di persone vere mi fanno risparmiare, e mi permettono di chiacchierare con indigeni di come sia la vita lì, in questo Paese in cui non sono mai stata. Le persone che ho scelto sono talvolta straniere, altre giramondo che hanno vissuto all’estero.

In mezzo una conferenza (per cui non sono pronta per niente), tanti spostamenti in bus, qualche appuntamento sul calendario. In fondo alla borsa, un paio di occhiali da sole per godermi una manciata di giorni di vacanza in California prima di tornare a Londra.

In 31 giorni toccherò Boston, New Haven (Connecticut), New York City, Philadelphia, Princeton (New Jersey), Washington DC, Baltimora, Atlanta, Houston, Austin, Provo (Utah), Los Angeles, San Marino (California). L’idea è quella di scrivere un piccolo post per ciascuna destinazione, non esaustivo, ma per raccontarvi e raccontarmi e ricordarmi. Che quando più mi ricapita una cosa del genere?

Insomma, questo viaggio ho iniziato a organizzarlo un anno fa. Sembrava non sarebbe arrivato mai, invece comincia domani e ho già fatto due anni di dottorato e ho scritto quasi 200 pagine di tesi e ho visto centinaia di bellissimi libri e potrò parlare con alcuni luminari della mia disciplina e l’ho già detto che ho una fifa blu?

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8 thoughts on “Grand Tour (des États-Unis)

  1. wow, bellissimo! Sono contenta per te e aspetto i post su ogni città! Questo è uno di quei viaggi che sogno di fare, sei fortunata a poterlo fare per il tuo lavoro e la tua ricerca! Enjoy everything and have fun!

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