Zone 2

Quando ho portato l’orologio da polso in negozio per sostituire la batteria, mi ha detto che non ci vedeva abbastanza bene, ma che lo avrebbe senz’altro fatto fare a suo figlio. Potevo tornare venerdì?
Sono tornata venerdì. La sua signora mi ha riconosciuta subito, e tutta contrita mi ha detto I’ve been telling my son to do it all afternoon. He’ll take care of it right now.
Come da ordine di mamma (le meccaniche familiari del sud dell’India devono essere un po’ come quelle italiane), il figlio si è messo a sistemarlo, ma la madre ancora non si considerava perdonata. Have a lychee, darling, they’re delicious.
Oh no, thank you, that is very kind of you but I’m good.
Have one, I say, they’re so juicy.
Allungo una mano, ma dico anche I don’t even know how to eat this, I’ll make a mess.
Here, take a napkin, intanto che il marito era arrivato anche lui, e cominciava a spiegarmi come sbucciarlo, Don’t bite too hard into it, the core is not good to eat, e la moglie mi diceva come sono acquosi frutta e verdura a Londra, io raccontavo dei pomodori italiani, il figlio (che deve avere la mia età) mi diceva che a lui neanche piacciono, ma come sono buoni, i pomodori italiani. Tra tutti capivamo così così, perché i genitori hanno un accento indiano forte, il figlio un accento londinese che ci vorrebbe l’interprete.
Thank you, ma’am, the lychee tasted really good, ho pagato per le batterie, e me ne sono andata con l’orologio e un sorriso.

Il 2015 è stato un anno vagabondo. Non è per niente detto che sia l’ultimo, intanto che continuo a mandare domande di lavoro a raffica alle università di mezzo mondo nella speranza che prima o poi una di queste mi prenda a pietà e decida che sì, cercano proprio una persona con la mia microspecializzazione, che fortuna.
Intanto questo negozio di cianfrusaglie indiano, il mio fruttivendolo pachistano, il lavandaio bulgaro, il bar brasiliano, la ragazzina indonesiana a cui ho salvato la pelle spergiurando a sua madre che sì, era stata nella biblioteca di quartiere tutto il pomeriggio a fare i compiti, mi stanno aiutando a riabituarmi a Londra.

Quante volte ho detto che anche se vincessi alla lotteria non me ne andrei dalla mia estrema Zone 2, e come è stato difficile raccapezzarmi nella mia vita di qui, negli ultimi tempi, nonostante tutto. C’è una possibilità che ci rimanga, ma non altissima. Quindi ora cerco di trovare già la primavera nei suoni e nelle luci, nei daffodils di questo inverno breve, e di non pensare al futuro almeno fino a marzo.

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