Rete {a cheesy post}

L’ovvietà è che non è sempre facile stare lontani.
Anche se a me piace ripetere che questa è la mia avventura, ci sono le avversità, le contrarietà, gli ostacoli, le piccole noie, le incomprensioni, le attese, i fastidi di una vita normale, amplificati per cento dal fatto di essere lontani dalla maggior parte delle persone a cui si vuole bene.
C’è anche che alcune di queste persone non si sentono presenti, che alla distanza fisica si fa fatica a mettere le pezze. Che a vivere in quattro paesi in cinque anni si conoscono individui con cui si vorrebbe condividere di più, e con cui invece si scambia una chiacchiera via mail, o un caffè veloce quando sono di passaggio. Per non parlare delle persone con cui si è già condivisa una mezza vita, e che si fanno le acrobazie per vedere incrociando voli e bus e treni.

Quello che non mi aspettavo, in una giornata mesta e – davvero – overwhelming di metà febbraio, era di lanciare un piccolo sfogo su un social network, e che quel lamentino venisse raccolto da un “cosa succede, stai bene” da dodici paesi diversi su tre continenti.

Dodici paesi. Dal Canada alla Thailandia alla Lituania alla Spagna.

Mi piace credere che vivo all’estero non solo per costruire una carriera, e creare nuova conoscenza, ma anche per essere parte di un rete di affetti che si moltiplica, non si divide mai. E che una giornata difficile possa essere una dimostrazione di amore intercontinentale.

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