Niente

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Viaggi leggera, mi ha detto, un po’ sorpreso, il padrone di casa a settembre mentre facevo il mio trasloco da valigia singola su per le scale di questa casa. (E non e’ la prima volta.)

Forse perché diversi degli ultimi traslochi sono stati un po’ dolorosi, un po’ uno strappo, con un sacco di baggage in tutti i sensi, dalla California in poi ho cominciato a viaggiare leggerissima: quella mezza dozzina di vestiti che metto sempre, due cardigan, un paio di pantaloni, una giacca. Due o tre libri per me e per il mio vicino di aereo che magari si e’ dimenticato, come quel signore sul volo da Chicago che ha detto che non leggeva Steinbeck da quarant’anni. Un piccolo regalo. La mia collezione di tessere della biblioteca.

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E in California ha funzionato: arrivata nella Citta’ delle Rose, dove si stendono i vestiti sotto l’albero di mango mentre i colibrí ti danzano sopra alla testa, ho trovato tutto il resto di cui avevo bisogno: pentole e tazze blu, le tende che si gonfiavano di luce all’alba, le coperte sul letto alto rosse di pelo dei miei due gatti adottivi, una chiacchiera mentre si faceva sera.

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Il mio errore e’ stato cercare di spostare la Citta’ delle Rose a Bruges, che aveva la sua bellezza tutta diversa. Mi sono intestardita: volevo ripetere la vita minimalista della California, portarla all’estremo. Ma a Bruges non avevo le tazze blu, avevo un monolocale spoglio e l’estate piu’ calda che le Fiandre avessero visto da un pezzo. Mi svegliavo tutte le mattine in un bagno di sudore, chiedendomi perché non avessi un cuscino: la risposta era perché sono testarda e non volevo comprare un oggetto inutile che poi avrei lasciato indietro e qualcuno magari avrebbe buttato via.

Qui a Londra, di nuovo a Londra ma in un posto diverso, con una routine del tutto differente, ho cercato di fare tesoro di quella esperienza. Spendendo il minimo, ho decorato questo covo: il poster che a lavoro stavano buttando via, il vaso dei fiori trovato a lato strada, mazzi di garofani con i petali un po’ mesti a metá prezzo. Cose che mi piace vedere al risveglio ma che non turbano il portafogli o la coscienza ecologica, e che non dovranno venire con me al prossimo trasloco.
Pero’ ancora mi rifiuto di comprare un paio di forbici, anche se in questa casa non ci sono.

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Viene naturale, a qualche giorno dai 30 anni, fare dei bilanci. Ognuna di queste, che io considero vite, non viaggi – Strasburgo, Londra, Venezia, Monaco di Baviera, Pasadena, Bruges – e’ stata un’esperienza del tutto diversa. (E un inciso – Sí, lo so che per qualcuno due mesi non sono sufficienti per considerarlo un trasferimento: ma in ognuno di questi posti ho pagato l’affitto, ho lavorato o studiato, portato fuori la spazzatura, ricevuto posta, cucinato e lavato i piatti, ho identificato i supermercati buoni e meno buoni, ci sono partita e ritornata per un weekend fuori porta, ho passato domeniche pigre a letto.)
Eppure dopo 7 anni di questi traslochi, quando comincio a sentire di essere pronta a considerare di tornare in Italia a lungo termine, pur essendo ormai un’esperta a fare una valigia per me stessa in 15 minuti secchi, anche se ora so come e quanto mi piace stare da sola o in compagnia, ancora non ho imparato che non posso inventarmi una casa dal niente.

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6 thoughts on “Niente

  1. Ho comprato quasi 100 pound di cose venendo qui, perlopiù oggetti per sigillare il nostro cibo (sono pazza, me ne rendo conto) ma dormo con un cuscino senza federa perché ne ho già 4 a casa ed una quinta non mi serve.

    Ho già scritto che sono pazza ma a parte questo sono entrata in risonanza con il tuo racconto ma forse non ho capito il finale.

    E se l’ho capito allora sono un po’ triste.

    Ti abbraccio da qui, la casa zozza tra gli alberi. :*

    1. Cara ❤ il finale e' solo uno scappellotto di incoraggiamento a me stessa a non essere sempre cosí testarda, ecco.

  2. Le bellezze e i dolori della ricerca…le radici vacillano sempre. E come ti capisco, nel tuo timore di accumulare troppo, in previsione del prossimo trasloco! Sarà che io vengo da una casa che è sempre stata riempita, troppo, da una mamma che sembrava soffrire di horror vacui.
    Per quanto tempo resterai mella prossima destinazione? 🙂

  3. Io sono l’opposto. Dal momento che non so quando (e se) mi fermero’ mai, tratto ogni posto come se fosse la mia casa definitiva. Mi porto le mie tazze, compro i poster che mi piacciono, vado all’Ikea e prendo sempre gli stessi mobili, faccio in modo di avere tutti gli oggetti che mi servono. E poi quando trasloco, se non riesco a portare tutto, regalo le mie cose ad amici e conoscenti, le lascio li per I nuovi inquilini, come se lasciassi indietro un pezzo di me. Perche’ la mia vita e’ gia’ abbastanza incasinata e quindi voglio vivere al meglio possibile 🙂

    1. Dipende quanto ci resti! Se sono 3 mesi alla volta, ti passa la voglia di comprare cose da lasciare dietro… 😉

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